Voices from the Blogs

Quanto sono felici gli utenti di Twitter? Quali sono le loro passioni? Social media ed elezioni presidenziali americane, come è andata? Che ne pensa la rete del Festival di Sanremo? Del nucleare? Della fine del mondo? Di iPadiPhoneAndroid, BlackBerry o WindowsPhone? Della scelta tra ebook e carta? Della Pubblica Amministrazione digitale e della crisi economica? Di Expo2015, AreaC, Milano? Di calciopoli? Della morte di Gheddafi o della fine di Kim Jong-il? Dell’ultimo libro di Fulvio ErvasMurakami o di quello di  Fabri Fibra? Della trasposizione cinematografica di  “Lo Hobbit“?

Oggi oltre 1 italiano su 2 utilizza internet, e l’italiano è la quarta lingua al mondo per post. Su internet ogni giorno milioni di persone esprimono i loro giudizi, le loro preferenze, i loro gusti. Ma di che cosa parlano? Quali sono le loro opinioni sui vari temi? Voices from the Blogs (VfB), progetto di ricerca dell’Università degli Studi di Milano, da dicembre 2012 spin-off dell’Ateneo Milanese, è un osservatorio permanente di quello che si dice e si discute in rete, attraverso l’utilizzo di avanzate metodologie statistiche e tecniche informatiche disegnate appositamente per la Sentiment Analysis che rendono possibile condurre analisi sistematiche al fine di generare un controllo costante, pressoché immediato, dei temi della rete.

La integrated Sentiment Analysis (iSA®) sviluppata da VfB permette in particolare di unire la profondità di una analisi qualitativa dei testi che è possibile ottenere attraverso la codifica manuale con i vantaggi propri di una analisi altamente automatizzata sul mondo dei Big Data. L’ulteriore vantaggio di iSA è che si può applicare su qualunque lingua.

Al 1/9/2014 VfB ha analizzato oltre 350 milioni di voci per produrre i risultati presenti in questo blog. Al momento VfB, oltre all’Italia, opera sul mercato americano, giapponese, spagnolo e svizzero. Per saperne di più leggi qui.

Stay tuned!           

spoletta nero trasparente

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Talk-show politici? Bocciati dall’Auditel…e da Twitter

sentimeterIn questi giorni si parla molto di crisi dei talk show politici. Ad aprire il dibattito è stato Santoro, a cui ha fatto eco Aldo Grasso. I due fanno notare che la “scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento” è equiparabile a una “overdose” che ha prodotto “nausea” e “rigetto” nei confronti dei talk show politici. In effetti i dati auditel sono impietosi e non fanno sconti a nessuno. Il dato assume contorni ancora più accentuati se consideriamo che le difficoltà che stanno attraversando i talk show sembra colpire non solo gli ascolti, ma anche il gradimento espresso dal pubblico “attivo”, ovvero da quella parte di telespettatori che guardando le trasmissioni le commenta “live”, attraverso Twitter. Dall’analisi fatta da Voices of the Blogs su  oltre 120 mila commenti riferiti alle otto trasmissioni di approfondimento sopracitate tra lunedì a venerdì scorso, appare come nessuna di queste abbia fatto registrare un gradimento superiore al 50%, con una media complessiva di commenti positivi sui programmi che arriva solo al 24,2%. I “twitter-spettatori” criticano il format in sé, ma anche i conduttori dei talk show non vanno benissimo. Il sentiment positivo nei loro confronti, seppur leggermente superiore, si ferma infatti al 26,6% in media. Se guardiamo al dettaglio, tra i programmi che hanno fatto registrare più commenti positivi la settimana scorsa ci sono Piazzapulita col 49,2%, poi Virus col 36,5% e Servizio Pubblico col 30,1%, mentre Matrix e Ballarò rimangono intorno al 10%. Tra i conduttori invece la spunta Porro (42,1%) seguito da Santoro (32,7%) e Floris (29,1%).

Talk & Conduttori VfB

22-26 settembre 2014: i tre talk-show politici e i tre presentatori con il più elevato sentiment positivo

Ma i dati non ci dicono solo questo. Dall’analisi emerge infatti una forte correlazione negativa (-0,7) tra il gradimento dei Twitter-spettatori e il dato Auditel relativo alla puntata: ovvero, più cresce il gradimento su Twitter, minore è l’Auditel, e viceversa. Perché questo accade? La risposta va forse cercata nel paradosso della parcellizzazione del pubblico: i talk show che vanno meglio su Twitter lo fanno perché rincorrono la loro (ristretta) platea di fedelissimi, a tutto svantaggio, sembrerebbe, del pubblico più generale, più restio a consumare contenuti troppo di “nicchia“. Insomma, un po’ come il classico gatto che si morde la coda. Sarà interessante controllare nei prossimi giorni se la settimana appena trascorsa sia stata una eccezione in questo senso, oppure se il trend visto continuerà a manifestarsi.

Leggi l’articolo completo su Sentimeter @ Corriere della Sera.

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“The Life Electric” di Libeskind tra detrattori ed entusiasti 2.0

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E’ stato presentato ufficialmente martedì il progetto di “The Life Electric”, l’opera d’arte donata dall’archistar Daniel Libeskind alla città di Como e destinata ad essere collocata sulla diga foranea, in prossimità del lungolago. Come hanno documentato giornali e tv in questi ultimi giorni, l’opera – ben prima di essere realizzata – ha suscitato in città consensi entusiastici e polemiche accese. Ma la discussione sul valore e l’opportunità di questa realizzazione sono andati ben oltre le mura del capoluogo lariano: il quotidiano britannico The Independent, ad esempio, ha stigmatizzato le perplessità  sollevate dai comaschi (“Mentre New York sta celebrando il lavoro del grande designer Daniel Libeskind, gli abitanti di Como hanno snobbato i suoi progetti per un monumento alto 20 metri nel mezzo del loro famoso lago”). Voices from the Blogs ha voluto monitorare l’umore nazionale sull’opera di Libeskind, analizzando circa 2000 testi (blog e tweet) postati in rete nelle ultime ore e ha scoperto che non solo Como, ma l’intero Paese sembra diviso a metà. Tolta infatti la larga maggioranza di quanti non esprimono una posizione netta, ma si limitano a dare notizia dell’opera e a descriverne aspetto e collocazione (e fin qui, niente di strano: più ci si allontana da Como e meno aggressiva si fa la polemica), la quota dei contrari alla realizzazione del monumento rappresenta sì una maggioranza (56,5%), che tuttavia non fa sfigurare il partito dei sostenitori dell’archistar (43,5%).

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Vino vecchio in otri nuovi? I temi che appassionano Lei (e Lui) al tempo di Twitter

sentimeterCambia il medium di comunicazione, ma i gusti degli italiani per genere rimangono più o meno sempre gli stessi, almeno su Twitter. Tra il 1° e il 23 settembre il numero di utenti unici che hanno pubblicato post in lingua italiana era così diviso: 57% uomini, 43% donne. Un dato, tra l’altro, ben diverso almeno a settembre da quello che accade nel resto del mondo, in cui la quota rosa è maggioritaria (per il 53%; per il 60% solo negli Stati Uniti ad esempio). Partendo da questa percentuale, diventa allora possibile distinguere tra alcuni temi in base al loro volume di discussione tra uomini e donne.

Lei&Lui

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Il Wired Next Index powered by Voices from the Blogs si fa interattivo!

wiredIl Wired Next Index (WNI) sviluppato da Voices from the Blogs in esclusiva per Wired diventa interattivo! Scopri, giorno per giorno, regione per regione, l’evoluzione della voglia di innovare, di sperare, di cambiare, dell’Italia e degli italiani. Visita la nuova pagina di Wired dedicata al WNI!

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#ScottishReferendum2014: there’s more than hashtag behind Twitter electoral prediction

We did it again! We have published on September 18th, on the on-line version of Corriere della Sera, a prediction of the outcome of the independence referendum in Scotland based on Twitter data only (about 400K English tweets collected in the last three days and coming from Scotland). Our prediction (journal article in italian) for the voters in favor of independence was included in the interval 44-48%  (the actual result being finally 45%). Other research groups, working on Twitter data as well, claimed instead that on Twitter the “yes” stands over 70%.

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#ReferendumScozia2014: Tutti gli hashtag sono uguali, ma qualche hashtag è più uguale degli altri

http://www.antonemdin.com/folio/comic_art_cartoons/weather_forecastingIeri, dall’analisi di oltre 400 mila tweet in inglese, pubblicati negli ultimi 3 giorni e geolocalizzati in Scozia, Voices from the Blogs aveva dato la percentuale di chi prende esplicitamente posizione a favore dell’indipendenza: tra il 44 e il 48% (risultato finale: 45%). Altri, analizzando sempre Twitter, davano i sì chiaramente vittoriosi (sopra al 70%). Dove sta la differenza? Punto di partenza: è vero che c’è stata una predominanza su Twitter di commenti che includevano l’hashtag della campagna #YesScotland. Ma questo è sufficiente di per sé per arrivare alla conclusione che in Rete avevano vinto i sì? I metodi completamente automatizzati generalmente non sono in grado di discriminare efficacemente tra il contenuto di un tweet e l’altro. In questo caso specifico, finiscono nella maggior parte dei casi per equiparare a sostegno per l’indipendenza tutti i tweet con l’hashtag di cui sopra. Il problema è che diversi commenti includono uno specifico hashtag solo allo scopo di dibattere/riportate notizie. Insomma, non tutti gli hashtag sono necessariamente “espressioni di voto“, neanche on-line, quindi non basta conteggiarli. Soprattutto in una elezione referendaria dove è più facile esporsi e fare campagna per il SI’, perché è il sì che ha “indetto e organizzato” l’elezione e i sostenitori del sì hanno l’onere di mobilitare e il piacere di esporsi direttamente. mentre le opinioni di chi è favorevole al NO finiscono per essere espresse in modo meno esplicito (ad esempio ponendo interrogativi sui rischi dell’indipendenza). Aspetti questi se vogliamo banali, ma che non possono essere in alcun modo colti dai metodi automatizzati, al contrario di metodi che uniscono codifica manuale e algoritmi di apprendimento. La integrated Sentiment Analysis (iSA®), sviluppata da Voices from the Blogs, fa esattamente questo, con un margine di errore più basso di ogni altra alternativa. Dopotutto, anche nel mondo dei Big Data, il metodo conta!

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L’indipendenza della Scozia… unisce l’Italia

sentimeterIl referendum sulla indipendenza della Scozia ha generato un acceso dibattito e non solo in Gran Bretagna, basti pensare alle oltre 10 milioni di interazioni avvenute via Facebook tra agosto e settembre sul tema. Anche Twitter non è stato da meno con oltre 2 milioni di post pubblicati negli ultimi giorni scritti in lingua inglese (analisi Voices from the Blogs). In Italia, invece, il referendum scozzese ha suscitato l’interesse della Rete soltanto a poche ore dal voto. Da lunedì ad oggi sono stati infatti circa 20 mila i messaggi pubblicati in italiano via Twitter, Facebook, blog e forum che hanno commentato l’iniziativa scozzese esprimendo simpatia o avversione a riguardo e che abbiamo analizzato. Tra coloro che hanno preso posizione, la grande maggioranza (60,7%) esprime un atteggiamento simpatetico per il referendum. Le ragioni dietro a questo sentiment positivo sono le più variegate: c’è chi loda la devolution, chi sottolinea la libertà di autodeterminazione, e chi mostra semplicemente un forte apprezzamento per il popolo scozzese. Guardano con favore al referendum anche quegli italiani un po’ euro-scettici secondo cui la vittoria del “Sì” sarebbe una sconfitta per l’Europa dei burocrati, mentre l’idea di una Scozia indipendente piace anche a sinistra, a coloro che la immaginano come una paladina nella difesa del welfare. Un po’ a sorpresa, poi, il dato non presenta differenze sostanziali tra Nord, Centro e Sud Italia. Insomma, sembra proprio che la possibile indipendenza della Scozia sia riuscita, per una volta, a unire gli italiani, dalle Alpi alla Sicilia.

Analisi sui post pubblicati negli ultimi tre giorni in italiano e geolocalizzati in Italia o in Gran Bretagna

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