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Invalsi alla prova della rete: tra timori, dubbi, e copiature, l’Italia si scopre (un po’) più triste

invalsiL’11 luglio scorso è stato presentato a Roma il Rapporto Invalsi 2013: come ormai tradizione, l’istituto ha reso noti i risultati dei test che annualmente vengono proposti agli studenti italiani dei diversi cicli scolastici, allo scopo di valutare – con un metro unico sulla intera scala nazionale – i livelli di apprendimento raggiunti. La novità di quest’anno è costituita dalla volontà da parte di Invalsi di indagare attraverso i social network, con l'aiuto di Voices from the Blogs, quali opinioni, timori e speranze hanno nutrito gli studenti, le famiglie, gli operatori del settore scolastico verso l’introduzione dei test di valutazione dell’apprendimento. Si scopre così che i test sono reputati  difficili dalla stragrande maggioranza dei tweet. Ma, mentre al Nord e al Centro la paura passa subito dopo l’esame, nelle regioni meridionali persiste anche nei “discorsi” dei giorni successivi all’esame. D'altra parte, dalle Alpi alla Sicilia ai test Invalsi si copia, e in alcuni casi grazie agli "aiutini" degli insegnanti. Anche perché gli studenti si sentono impreparati ai test, sia prima che (soprattutto) dopo averli fatti. Una ansia che passa dai figli ai genitori e che contagia tutta Italia. Tanto è vero che l’indice iHappy di Twitter-felicità ha toccato uno dei minimi degli ultimi mesi proprio il giorno dell'esame (17 giugno) (una versione parziale di questo report è pubblicata su Wired).

La volontà di analizzare le discussioni in rete rappresenta una iniziativa che, oltre a rientrare nel percorso di autovalutazione e accountability che Invalsi ha intrapreso, costituisce un momento di forte sinergia tra la scuola e l’università, come non ha mancato di sottolineare il ministro Maria Chiara Carrozza, intervenuta alla presentazione: “Ritengo molto positivo che l’Invalsi, consapevole della vastità e complessità dei propri compiti, abbia commissionato un report sulla percezione espressa sulla rete nei confronti delle rilevazioni sugli apprendimenti del I ciclo, affidato a uno spinoff dell’Università di Milano [...]. Così, potremmo dire, uniamo idealmente la scuola e l’università”.

Ma su cosa, come e quando si è twittato?

Come Voices from the Blogs abbiamo quindi indagato le opinioni della rete in occasione della somministrazione della prova Invalsi agli studenti di terza media, avvenuta il 17 giugno scorso, analizzando circa 38mila testi, provenenti per lo più da Twitter (ma anche dai profili pubblici di Facebook e da blog), postati in tre fasi distinte: a) nei giorni immediatamente precedenti la prova; b) nel giorno stesso della prova; c) nella settimana successiva. Quindi, di Invalsi e su Invalsi in rete se ne è parlato. E non poco. Il picco, come c’era da attendersi, è avvenuto proprio il 17 giugno. La distribuzione dei testi postati il giorno dell’esame mostra in particolare come, subito dopo il termine della prova, gli studenti si siano scatenati in commenti, scongiuri e anatemi – nei quali peraltro si erano cimentati anche nei giorni precedenti – che hanno avuto qualche effetto, a quel che sembra, anche sull’umore complessivo degli italiani in quei giorni.

Figura1

Tanto è vero che l’indice iHappy di Twitter-felicità ha cominciato a peggiorare 24 ore prima dell’esame e ha raggiunto un minimo proprio il 17 giugno, riassorbito nelle 48 successive.

Figura2

Anche se probabilmente gli esami non sono stati il solo movente di questo deterioramento temporaneo della serenità collettiva (il 17 giugno è stato dopotutto anche un giorno particolarmente afoso, e i meteoropatici non mancano di certo in Italia, anche in rete), gli elementi di turbamento non sono mancati, trasmigrando dalle preoccupazione dei figli ai genitori, o forse, e più spesso, seguendo il percorso inverso.

Cosa emerge da questa analisi

Ma quali sono i risultati più interessanti che l’analisi dei commenti in rete ha permesso di identificare? Ne indichiamo qua alcuni. ma in fondo è possibile trovare un estratto del rapporto completo VfB per Invalsi.

a) i test sono reputati  difficili (o molto difficili) dalla stragrande maggioranza dei tweet. Ma, mentre al Nord (e in misura ancora maggiore al Centro) la paura passa subito dopo l’esame, nelle regioni meridionali la percezione di difficoltà permane anche nei “discorsi” dei giorni successivi all’esame. La ragione? Probabilmente è maggiore – al Sud – il timore che i risultati dei test Invalsi pesino negativamente sul voto finale dell’esame di fine ciclo, impedendo di raggiungere le massime valutazioni. Il parere sembra condiviso anche dal commissario straordinario di Invalsi, Paolo Sestito: “forte è il sospetto che a dar fastidio sia qui il fatto che la prova Invalsi contrasta una prassi, più diffusa a Sud che a Nord, di inflazionamento dei voti degli studenti”. E lo conferma l’opinione, la cui incidenza al Sud e quasi doppia rispetto al Centro-Nord, secondo cui le prove Invalsi sono complessivamente un “danno per lo studente”.

b) ai test Invalsi si copia: lo dichiara una larga maggioranza di messaggi. Ma, ahimè, e paradossalmente, l’informazione non sembra essere particolarmente allarmante: i tweet sembrano suggerire che la prova è concepita dagli studenti come un normale esame, nel quale – rivelando un atteggiamento discutibile sul piano etico ma certamente non nuovo – si cerca di eludere la ferrea regola del gioco. Meno scontato, invece, è che diversi commenti ipotizzino che siano gli stessi insegnanti a lasciarsi andare a qualche “aiutino” fuori programma.

c) gli studenti si sentono impreparati ai test. Ma qui la differenza tra il giorno dell’esame e la settimana seguente è piuttosto rilevante: una volta sostenuto il test, la percentuale di quanti scoprono di essersi sentiti sufficientemente preparati triplica, a testimoniare che forse – nel sentimento di inadeguatezza – c’era anche molta scaramanzia. Lo nota con sollievo anche Paolo Sestito: “Queste variazioni nei giudizi prima e dopo la prova sono in realtà un dato positivo perché testimoniano l’imprevedibilità della prova – che non è una mera ripetizione di esercizi più e più volte eseguiti a scuola e svolti ormai in maniera mnemonica – ed il fatto che ciò nonostante lo studente capace non vi abbia trovato difficoltà, nonostante l’ansia da impreparazione ex ante diffusamente manifestata

In questo senso, la distanza percepita dagli studenti tra i contenuti e le modalità del test e le attività che normalmente vengono svolte in classe costituisce un tema su cui rimane lavoro da fare.

Ecco qualche tweet

Ma per capire davvero le emozioni di fronte all’Invalsi degli studenti italiani all’epoca dei social media, nulla  di meglio che leggere alcuni tweet postati prima, durante e dopo i test…

Prima del test: c’è chi si arrabbia: "io vado a bruciare il centro Invalsi a Roma" chi spera: "ma se scriviamo i quesiti delle prove Invalsi il 17 su Twitter ci aiutiamo?" e chi si lamenta: "comprensione di inglese: 3 ore. Invalsi di matematica: 75 minuti. Tell me why" Durante il test: c’è chi ci prova gusto: "Invalsi di matematica: I'm having fun" chi è senza speranze: "Adesso scrivi i calcoli che hai fatto per ottenere i risultati. E cosa ti fa pensare che io abbia fatto i calcoli?" e chi fa lo spaccone: "I professori che girano tra i banchi. Che trasgressivi, oh" Dopo il test: c’è chi si conferma senza speranze: "Un minuto di silenzio per quelli come me che non hanno saputo niente della prova di matematica" chi ce l'ha fatta perchè bravo..."ma sono l'unica che è riuscita a fare l'esercizio dei pannelli solari senza problemi?" ...e chi perchè ha copiato: "Davvero credevano di prenderci in giro scambiando l'ordine delle domande?" e infine non poteva mancare l'innamorato/a: "Io che disegno un cuoricino per caso sulla prima pagina delle invalsi e il prof che mi dice su..."

Il dettaglio dell'analisi

Periodo considerato: L’analisi è stata svolta in tre fasi: a) pre-test: nella settimana dal 10/06 al 16/06 è stato analizzato il sentiment nazionale; b) test: il 17/06, giorno della somministrazione dei test, è stato analizzato il sentiment nazionale e quello disaggregato per macroaree; c) post test: nella settimana dal 18/06 al 25/06 è stato analizzato il sentiment nazionale e disaggregato per macroaree.

Dati analizzati: per l’analisi nazionale sono stati utilizzati post provenienti da Twitter, da Facebook (circa 5% dei post) e testi di blog (circa 1% dei post); per le disaggregazioni locali sono stati utilizzati i soli post provenienti da Twitter. Complessivamente sono stati analizzati 37.803 testi. In dettaglio:

Indagine nazionale pre-test: 12.480 tweet; Area Nord: 7.802 tweet; Area Centro: 7.093 tweet; Area Sud: 8.473 tweet, cui vanno aggiunti post Facebook e blog nella misura sopra riportata.

Percezione della difficoltà delle prove Invalsi

La prima evidenza è che, nelle conversazioni in rete, i test Invalsi sono raccontati come “difficili”. E la difficoltà percepita è addirittura superiore alle attese: se circa il 50% sostiene che i test siano difficili o molto difficili nella settimana precedente all’esame, il giorno della prova e nella settimana seguente la percentuale supera il 75%.

[caption id="attachment_5956" align="aligncenter" width="640"]Quanto sono difficli le prove Invalsi? Quanto sono difficili le prove Invalsi?[/caption]

La differenza di percezione tra le macroaree, tuttavia, è assai rilevante: al Nord la difficoltà del test smette di essere un tema di discussione una volta trascorso il giorno dell’esame; al Centro il tema non è mai all’ordine del giorno: i test Invalsi sono percepiti come “facili” dalla maggioranza assoluta dei commenti a partire dal giorno della prova; al Sud, al contrario, la dichiarazione di difficoltà riguarda la maggioranza dei post e rimane il principale tema di conversazione anche nella settimana successiva. A livello interpretativo, il dato va accostato alla preoccupazione – più viva al Sud – che la prova Invalsi comporti un peggioramento della valutazione complessiva dell’esame di terza media: in sostanza, se i timori per la difficoltà del test sono trasversali, l’insistenza sul tema che si registra nelle regioni meridionali non sembra motivata da una percezione di minore preparazione, anch’essa piuttosto trasversale al territorio, ma piuttosto dall’attesa di un maggiore effetto depressivo sulla votazione finale.

Sul livello di preparazione necessario ad affrontare la prova Invalsi

La sensazione di non essere adeguatamente preparati per questo tipo di prova accompagna i commenti e non cambia in modo sostanziale nelle diverse fasi della rilevazione: gli “impreparati” passano dal 74.1% della settimana precedente al 60% circa il giorno dell’esame e nella settimana seguente.

[caption id="attachment_5958" align="aligncenter" width="640"]Ti senti preparato per il test Invalsi? Ti senti preparato per il test Invalsi?[/caption]

I valori più alti di quanti si scoprono adeguatamente preparati alla prova il giorno dell’esame si registrano al Nord, ma riguardano poco più di un quarto dei testi analizzati. Va comunque sottolineato che la dichiarazione di impreparazione è – almeno in parte – preventiva o scaramantica: solo il 7.1% dei post dichiara un’adeguata preparazione al tipo di esame prima della prova, ma questa percentuale più che triplica il giorno dell’esame e nei giorni successivi.

Giudizio sul contenuto della prova

I test sono giudicati, a larghissima maggioranza, lontani – per metodo e contenuti – da quanto normalmente osservato in classe. E in questo caso il superamento dell’evento-esame addirittura accresce questa percezione: il complesso di quanti dichiarano i contenuti dei test lontani dall’insegnamento quotidiano crescono progressivamente dal 72.6% della settimana precedente all’86.4% della settimana successive all’esame.

[caption id="attachment_5960" align="aligncenter" width="640"]Come giudichi i contenuti della prova? Come giudichi i contenuti della prova?[/caption]

Va chiarito che in questo tipo di giudizo gioca una parte non banale il divertente sarcasmo, probabilmente di maniera, con cui gli studenti descrivono – al termine della prova - i testi, le domande e i problemi che sono stati loro sottoposti. Va altresì rilevato che, in questo caso, si registra nelle regioni meridonali una quota maggiore della media nazionale di quanti dichiarano una sufficiente familiarità con i contenuti dei test.

Giudizio sullo strumento

Un giudizio positivo sulla prova Invalsi è espresso da una percentuale dei commenti che cresce da un quarto (prima della prova) a un terzo (dopo la prova) dei commenti, e su questo tema – accanto ai post degli studenti - si sono registrati anche pronunciamenti di insegnanti e adulti. In particolare, due terzi di questi commenti positivi sostengono che il test sia una modalità moderna di verificare o incentivare l’apprendimento; un terzo argomenta a favore dei test perché consentirebbero di verificare l’apprendimento effettivo, premiando così il merito.

[caption id="attachment_5963" align="aligncenter" width="640"]Giudizio sullo strumento di valutazione nazionale Giudizio sullo strumento di valutazione nazionale[/caption]

Tra i detrattori della prova, la maggioranza la reputa troppo nozionistica o inutile all’interno del nostro sistema scolastico. Circa il 15% dei post stigmatizzano la prova come ingiusta ai fini della corretta valutazione dell’apprendimento (ma rientrano qui anche i confronti che gli studenti compiono circa la difficoltà relativa delle prove in anni diversi). Poco meno di un decimo dei post vorrebbe evitare il ripetersi dell’esperienza. La percentuale è lievemente maggiore al Centro-Sud.

Ai test Invalsi si copia?

Ma alla prova Invalsi si riesce a suggerire, a farsi aiutare, a copiare? Oppure lo svolgimento e la natura della prova sono tali per cui l’andamento dell’esame è radicalmente differente da quello degli esami tradizionali?

Le dichiarazioni degli studenti dicono che all’esame non è impossibile comunicare: l’impressione preventiva è molto elevata e non del tutto confermata successivamente alla prova, ma rimane confortata da oltre i tre quarti dei commenti. La percezione che alla prova Invalsi sia possibile “cooperare” sembra lievemente più diffusa al Centro-Sud, ma non in modo particolarmente significativo.

[caption id="attachment_5962" align="aligncenter" width="640"]Ai test Invalsi si copia? Ai test Invalsi si copia?[/caption]

Qualche commento, invece, allude alla possibilità che siano gli insegnanti a fornire un qualche aiuto durante la prova, persino più del previsto. E in questo caso la percentuale dei post è più elevata nelle regioni settentrionali (oltre il 12%).

Una quota limitata segnala episodi di collaborazione, ma li attribuisce ad altre classi o ad altre scuole.

Il giudizio complessivo sul test Invalsi

Il giudizio complessivo sulla prova Invalsi è piuttosto variegato. Si va da quanti considerano la prova una circostanza che mette in crisi la consapevolezza nelle proprie capacità a quanti - ma sono solo il 17.5%, e in qualche misura più presenti al Centro-Nord - la considerano un’occasione stimolante per un ulteriore apprendimento, o quantomeno un’opportunità per dimostrare le conoscenze apprese e le abilità sviluppate.

[caption id="attachment_5965" align="aligncenter" width="640"]Complessivamente quanto sei soddisfatto delle prove Invalsi? Complessivamente quanto sei soddisfatto delle prove Invalsi?[/caption]

In mezzo, circa il 30% dei post vedono il test come un danno per lo studente: la prova contribuisce a determinare il voto finale dell’esame e – nella misura in cui appare estranea al metodo e ai contenuti tradizionali – rischia di abbassare le valutazioni anche degli studenti più brillanti. Questo timore sembra avere maggiore ospitalità al Sud. Altri, e rappresentano circa un quarto del totale, la considerano una fatica addizionale in fase d’esame, non particolarmente utile ai fini dell’apprendimento.

Per chi vuole saperne di più

Scarica il report completo di VfB per Invalsi. I commenti del Commissario straordinario di Invalsi Paolo Sestito.
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