Quali sono le aspettative degli italiani riguardo il posto fisso? Come viene vissuta l’aumentata flessibilità e mobilità richiesta dal mercato? L’articolo 18 rimane un tabù? VfB, per conto della Camera di Commercio di Monza e Brianza, è tornato ad indagare il rapporto dei giovani con il mercato del lavoro analizzando quasi 24 mila tweet pubblicati on-line tra il 18 e il 25 settembre 2012. Rispetto a 6 mesi fa, la pesante crisi economica sembra aver del tutto vanificato il sogno del posto fisso. Solo il 22,9% degli italiani continua a considerarlo ambito, mentre i più lo vedono come un mito superato o un lusso per pochi privilegiati (complessivamente si esprime così il 35%). Gli effetti della crisi sembrano davvero farsi sentire tanto che la maggioranza di chi twitta (52,9%) si dichiara disposta ad emigrare all’estero, e quasi un italiano su tre (30%) sarebbe disposto a farlo ‘senza condizioni’, alla ricerca di un lavoro qualunque, anche temporaneo (dato che registra un aumento di 12 punti percentuali). Rispetto alle precedenti analisi, i difensori dell’articolo 18 (16,1%) vengono poi superati per la prima volta da chi invece ne chiede l’abolizione (21,6%), vista come condizione per far ripartire l’economia. La rete boccia però la riforma del mercato del lavoro promossa dal governo Monti a netta maggioranza (61,9%).
Posto fisso? Addio!
Rispetto alla precedente rilevazione, il mito del posto fisso sembra oggi venire messo pesantemente in discussione o addirittura crollare di fronte alla realtà. Solo il 22,9% degli italiani continua a considerarlo ambito, con una flessione netta rispetto a marzo (-17,6 punti percentuali). Sono pochi anche coloro che lo ritengono indispensabile (8,7%) per condurre una vita piena. Il posto fisso, al contrario, viene visto sempre più come un lusso per pochi privilegiati (la pensa così il 23,2% dei milanesi ed il 28,1% degli italiani con una crescita di 15 punti percentuali) o utile solo per alcune categorie (7%, dato in aumento di quasi 5 punti). Se il 17,4% pensa che l’idea dell’impiego stabile sia ormai un mito superato, il 9,9% ritiene che sia addirittura dannoso per l’economia, anche perché non premia la meritocrazia (6%).
Giovani sempre più emigranti
La maggioranza degli italiani si conferma disposta a spostarsi per trovare lavoro (52,9%), con leggero aumento (+1,5 punti percentuali) rispetto al marzo scorso. Rispetto a 6 mesi fa cresce in particolare la quota di chi si dice disposto ad emigrare senza condizioni, accettando quindi anche un impiego temporaneo: quasi uno su tre lo farebbe (30%, +12 punti da maggio. Una percentuale simile si registra tra i milanesi). Gli italiani si trovano ormai a fare i conti con un mercato del lavoro più mobile, anche a livello nazionale, ed in effetti solo il 20,2% si dice indisponibile a rinunciare alla comodità del posto fisso vicino casa. Su questo aspetto il dato di Milano è leggermente superiore (27,6%). I milanesi sembrano quindi più restii ad abbandonare l’hinterland, forse anche per le maggiori opportunità di impiego disponibili nella metropoli lombarda.
Ma come viene percepito il lavoro flessibile? Sono in aumento (+8,7 punti percentuali) coloro che lo considerano come una forma di sfruttamento, sia per gli orari che per il livello dei salari (la pensa così il 35,7% degli italiani ed il 37,4% dei milanesi). Questo vale soprattutto quando si pensa alla situazione dei giovani, che secondo il 76,3% degli italiani sono sfruttati e sottopagati. Rispetto a maggio si dimezza il numero di coloro che chiedono un reddito minimo garantito, mentre rimane più elevata (17%) la percentuale di chi invoca anche in Italia l’attuazione di una flexsecurity, sul modello di altri paesi europei. Rispetto a maggio i fan dell’articolo 18, ossia coloro che vorrebbero mantenerlo ad ogni costo (16,1%) vengono superati per la prima volta da chi al contrario sarebbe disposto ad abolirlo (21,6%) per favorire in questo modo una ripresa economica. A Milano e Monza, poi, la forbice tra favorevoli e contrari dell’articolo 18 cresce di qualche punto: 15,6% favorevoli rispetto al 22,3% di contrari.
Mercato del lavoro: bocciata la riforma
La riforma del mercato del lavoro promossa dal governo Monti viene però bocciata in modo abbastanza netto dalla maggioranza degli italiani. Il 61,9% la giudica non soddisfacente (tra i milanesi registriamo un 54% di commenti negativi), con un netto balzo all’insù (+18,6 punti percentuali) rispetto a qualche mesi fa. Al contrario, solo uno su cinque (21,9%) la sostiene apertamente (leggermente superiore invece la quota di milanesi favorevoli: 28,1%). A giudicare da questi risultati il prossimo governo si troverà nella condizione di dover apportare nuove modifiche alla legislazione vigente, o il generalizzato grado di insoddisfazione indica invece che si tratta (paradossalmente) di una buona riforma e che siamo sulla strada giusta? Stay tuned!








